Stiamo per affrontare un periodo di inflazione

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A cura di Adusbef

Con l’impennata dei costi dei prodotti energetici, in Italia l’inflazione è in pochi mesi passata dal 2,8% del 2021 all’8% di giugno 2022 rispetto al giugno del dell’anno scorso. E’ quindi opportuno che i cittadini rivedano, razionalizzandoli, i propri criteri di acquisto, sia quantitativamente che qualitativamente.

Conti correnti bancari.

Tutti sanno che i conti correnti on line (gestiti dal correntista da casa tramite pc) sono molto più economici di quelli classici, gestiti in agenzia. Anche se riscontriamo che, dall’inizio del 2022, le banche hanno cominciato ad aumentare le commissioni dei conti on line, la cui diffusione è cresciuta proprio a seguito dei problemi di spostamento causati dal covid. Certamente verranno riviste le condizioni anche dei conti normali. In tal caso i correntisti sono praticamente obbligati ad accettare le variazioni dalle banche. Infatti, il monstrum giuridico dello ius variandi, permette alle banche di aumentare  i costi dei loro servizi che non hanno scadenze temporali, indicando il motivo della revisione; ai clienti che non dovessero accettare, non resta che chiudere il conto.

Il suggerimento rivolto ai correntisti è duplice: 1) aprire,  per quanto possibile e per chi sa gestirli, i più economici conti on line; 2) in caso di conti correnti “normali”, preferire quelli a pacchetto, con una spesa definita complessivamente e non soggetta all’uso che si fa del servizio. Resta comunque sempre la possibilità di contrattare le condizioni col direttore compresa la definizione del tasso di remunerazione delle somme depositate (ad esempio, in caso di notevoli giacenze). Molte banche hanno messo in vetrina conti correnti a zero spese. Verificare se tali condizioni sono “per sempre” o no: in questo secondo caso – sempre per lo ius variandi – la banca potrebbe introdurre spese e commissioni dopo qualche tempo.

 Risparmi e Investimenti:

L’inflazione sta superando l’8 % e non esistono, oggi, investimenti tranquilli in grado di permettere il recupero della perdita di valore di un capitale investito  operata dall’inflazione. Ma per chi ha la fortuna di poter disporre di somme da investire, finora tenute sul conto corrente visti i basi livelli di inflazione se non addirittura di deflazione (diminuzione dei prezzi medi aggregati), possono risultare di un certo interesse i titoli di stato indicizzati all’inflazione: BTP €i, legati all’inflazione europea (emessi mensilmente) e BTPItalia, legati all’inflazione italiana (ci si informi in banca circa il calendario delle aste). Certamente i rendimenti non sono tali da permettere un recupero totale della perdita di valore causata dall’aumento dei prezzi, comunque, se i prezzi dovessero continuare a lievitare (si ipotizza ormai una inflazione a due cifre) la remunerazione crescerebbe parallelamente. In altre parole, i due titoli indicati forniscono all’investitore una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi: sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole pagate semestralmente sono, infatti, rivalutati sulla base dell’inflazione dell’area euro o italiana, misurata dall’Eurostat o dall’Istat.

Ricordiamo che i titoli di stato italiani hanno un mercato molto fluido e regolare: anche se si acquistano titoli di media o lunga scadenza, questi possono sempre essere rivenduti in ogni momento. Prima di venderli, si verifichi la quotazione, magari con l’aiuto di una associazione di utenti, per valutare l’opportunità dell’operazione. Per inciso, Poste Italiane ha collocato Buoni Postali Fruttiferi ancorati all’inflazione fino al 2019, quando furono tolti dalla vetrina. C’è da dire che le nuove emissioni di BPF, tutti  proposti da Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dallo stato e collocati da Poste, hanno rendimenti interessanti (attorno al 3 %) anche se non proteggono da successivi aumenti dei prezzi.

Bitcoin: gioco d’azzardo puro.

Le criptovalute, cioè strumenti di pagamento internazionali (per chi le accetta come tali) non gestiti né controllati da alcuna banca centrale, sono venute alla ribalta dal settembre 2020 da quando, cioè, la più famosa di esse, il BitCoin, cominciò a crescere impetuosamente. Con alti e bassi oggi, luglio 2022, è tornato ai livelli di gennaio 2021. Trattandosi di transazioni del tutto anonime vengono sempre più spesso utilizzate dalla malavita internazionale per concludere troppo spesso affari loschi, quando addirittura non vengono usate  per ottenere riscatti e pagamenti illegali.

Molti investitori, anche piccoli risparmiatori, attratti dalle impennate del BC si sono lasciati convincere ad investire nella criptovaluta. In troppi hanno acquistato sullo slancio delle crescite  ed oggi si ritrovano con patrimoni massacrati o fortemente ridimensionati. In effetti, chi decide di comprare BC non ha alcuna analisi finanziaria a supporto dell’acquisto, se non il battage mediatico attorno a notizie particolari: Elon Mask ha deciso di accettare il pagamento in BC per la sua Tesla? La criptovaluta si impenna. Poi decide, improvvisamente, di tornare sui suoi passi? Il BC sprofonda. Chi si è lasciato allettare dall’andamento in crescita  non ha fatto altro che finanziare Elon Mask, l’unico che sapesse delle sue future mosse e quindi dell’andamento delle quotazioni: probabilmente ha acquistato prima del primo annuncio ed ha venduto prima del secondo, lasciando il cerino in mano agli sprovveduti, quanto improvvisati speculatori. In effetti, il grafico a fianco mostra, dall’inizio del 2022, il trend del BC: chi ha comprato a inizio d’anno (valore 41.976,51 euro), oggi (metà luglio 2022) subirebbe una perdita di oltre 21.700 euro per BC, essendo quotato 20.262,93 euro.

Raccomandazione accorata: lasciate stare le criptovalute. Non sono uno strumento di investimento ma un puro gioco d’azzardo. Oltretutto, da qualche anno, sono entrati in ballo anche i grandi potentati finanziari internazionali. “Sicché!”, direbbe Panariello..