La crisi idrica e l’impatto sul consumatore

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A cura di Codacons Lazio

Da un recente nota dell’Ispra, emerge una situazione molto preoccupante relativa ai livelli di siccità che sta affrontando il nostro Paese e, peggio, affronterà nel prossimo futuro, causata da una drastica riduzione della disponibilità idrica il cui calo va dal 10% nella proiezione a breve termine fino al 40% (con punte del 90% per il sud Italia) nella proiezione a lungo termine, ipotizzando che la crescita delle emissioni di gas serra mantenga i ritmi attuali.

In base ai dati attualmente disponibili e alle valutazioni del modello idrologico Bigbang dell’Istituto infatti, la disponibilità di risorsa idrica media annua ammonta a circa 141,9 miliardi di m3, dei quali circa 64 miliardi di m3 vanno a ricaricare le falde acquifere.

Alla luce di questi dati, Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato risorse per circa 4 miliardi di euro per interventi volti a ridurre le perdite idriche, digitalizzare le reti, realizzare nuovi invasi, anche oltre gli usi civili.

Già l’Unione Europea, si era attivata, con il piano Europa 2020, per promuovere una crescita intelligente, sostenibile e solidale, individuando 5 obiettivi che tutti i Paesi dell’Unione europea erano chiamati a perseguire, e che si riferiscono, prevalentemente, alla realizzazione di investimenti più efficaci nell’istruzione, la ricerca e l’innovazione; allo sviluppo di un’economia a basse emissioni di CO2; alla creazione di posti di lavoro e alla riduzione della povertà: in sintesi, la strategia indirizza verso lo sviluppo della bioeconomia.

E infatti, la strategia per la bioeconomia, e il relativo piano d’azione, si basa sul Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (7° PQ) e sul programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione (Horizon 2020). In generale, la bioeconomia comprende i settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta, nonché comparti dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica.

Questi obiettivi sono strettamente connessi alle priorità dell’UE individuate nella citata Comunicazione sullo sviluppo della bioeconomia per una crescita sostenibile dell’Europa e agli impegni assunti dall’Unione e dai suoi Stati membri sul piano internazionale nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e dell’Alleanza del G7.

Con particolare riferimento alle risorse idriche, il piano prevede la predisposizione di proposte legislative sui concimi e sul riutilizzo dell’acqua.

Importante anche il tema del consumo, in quanto le scelte operate da milioni di consumatori influiscono in modo positivo o negativo sull’economia circolare, per tale motivo è stato avviato, a livello UE, un lavoro sulle etichette verdi, per misurare le prestazioni ambientali, la cosiddetta “impronta ambientale del prodotto” cui obiettivo è quello di aumentare le informazioni in materia di ambiente, attraverso l’utilizzo del marchio volontario Ecolabel UE, tramite il quale il consumatore viene a conoscenza di informazioni di vitale importanza per l’ambiente, dando peso alle proprie scelte in materia di acquisti eco sostenibili.

In relazione al tema dell’approvvigionamento di risorse, con riferimento all’acqua, il riutilizzo delle acque reflue trattate in condizioni sicure ed efficienti rispetto ai costi è individuato come un utile strumento per aumentare l’approvvigionamento idrico e alleviare la pressione sulle risorse naturali.

Il riutilizzo viene classificato in due principali tipologie: diretto e indiretto. Il primo si riferisce all’introduzione di acqua riciclata mediante condotte, serbatoi, e altre infrastrutture necessarie direttamente ad un sistema di distribuzione e il secondo all’uso dell’acqua recuperata immessa in una fonte di approvvigionamento, quale un lago, fiume o falda acquifera, per essere riutilizzata per l’uso agricolo, industriale ma anche urbano.

Il ricorso all’acqua reflua depurata può rappresentare anche un’opportunità economica in quanto è possibile assicurare la fornitura di acqua anche durante i periodi di carenza, riducendo, così, i rischi per le colture e contribuendo positivamente alla stabilità e alla situazione economica delle aziende agricole.

E’ evidente che il riutilizzo irriguo dei reflui depurati può contribuire a promuovere una maggiore disponibilità di acqua e la riduzione della povertà attraverso l’utilizzo di soluzioni tecnologiche appropriate; può contribuire alla sicurezza alimentare, aumentare la qualità della vita, il benessere e la salute anche attraverso attraenti paesaggi irrigati, parchi e impianti sportivi nelle comunità, e al miglioramento dell’ambiente urbano (ad esempio parchi urbani e fontane).

L’acqua è una risorsa preziosa, irrinunciabile ed insostituibile per la vita, ma è un bene esauribile e non può essere sprecata, ma essere usata con responsabilità, rispetto e giudizio

Anche noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per contribuire a diminuire lo spreco e preservare una risorsa indispensabile come l’acqua.

Alcuni dati

Lo sapevate che:

Da un rubinetto aperto escono 12 litri di acqua al minuto?

Da un rubinetto che perde si possono sprecare dai 30 ai 100 litri di acqua al giorno?

Per una doccia di 5 minuti occorrono 60 litri?

Per un bagno 100 litri?

Per lavarsi i denti 30 litri ogni 5 minuti?

Ma quanta acqua consuma una persona?

Consumi di acqua potabile:

40 l per toilette

100 l per bagno/60 l per doccia

20 l per fare bucato

7 l per rigovernare

10 l per la cura del corpo