L’Antitrust accetta gli impegni presentati dalla Fondazione Chàrisma
Il 23 febbraio 2011 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha esaminato i contenuti del sito internet della Fondazione Chàrisma, che ha come scopo la promozione della formazione cristiana e della conoscenza delle scritture bibliche e che opera anche attraverso la Facoltà Pentecostale di Scienze religiose.
Sul sito infatti si pubblicizzava una “Laurea in teologia – Laurea in Studi Religiosi” con “titoli convalidati e rilasciati dalla University of Wales … L’accordo prevede la convalida e il rilascio della laurea triennale, di quella specialistica e del certificato in ministero cristiano”. Tale accreditamento “lo rende a tutti gli effetti un titolo riconosciuto ai sensi delle normative europee sul riconoscimento dei titoli di studio rilasciati nei paesi dell’Unione… La laurea in Teologia è spendibile soprattutto all’interno del mondo ecclesiale e qualifica anche per eventuali incarichi direttivi; in quanto titolo accademico può essere presentata in tutti quei concorsi ove si richiede il titolo generico di laureati. La laurea in Studi Religiosi è spendibile anche nel campo della mediazione e della consulenza socio-culturale”.
L’Antitrust ha contestato l’assenza di chiare indicazioni sul valore legale della “laurea in scienze religiose” e sulla sua spendibilità in concorsi pubblici.
In seguito all’apertura del procedimento, la Fondazione ha presentato impegni volti a non utilizzare più “alcun riferimento generico a lauree in teologia o studi religiosi né alla loro spendibilità in Italia, ma qualificando i percorsi formativi offerti quali corsi di studio triennali”. E la nuova versione del sito così recita: “Corso triennale in Teologia e Studi religiosi (Degrees of Bachelor of Arts)… corso specialistico in teologia”, specificando altresì che “in Italia gli studi di teologia non hanno alcuna forma di incardinamento nelle Università … Le facoltà di teologia sono considerate istituzioni private confessionali rivolte alla preparazione dei quadri dirigenti delle chiese e operano sulla base della libertà religiosa”.
In conclusione, l’Agcm ha valutato tali impegni idonei ad eliminare le ambiguità presenti nel vecchio sito, anche in relazione alla platea dei soggetti interessati a questo tipo di formazione e li ha pertanto resi obbligatori, senza irrogare sanzioni 1.
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14 marzo 2011