Mythos: cos’è la nuova IA e cosa cambia per cittadini e consumatori

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Mythos, l’intelligenza artificiale che potrebbe cambiare il nostro rapporto con la tecnologia

Se ChatGPT ha insegnato alle macchine a conversare, Mythos potrebbe insegnare loro a fare gli hacker.

Se ChatGPT ha insegnato alle macchine a conversare, Mythos potrebbe insegnare loro a fare gli hacker. È questa la ragione per cui, da qualche mese, il mondo della tecnologia parla quasi solo di lei: una nuova intelligenza artificiale capace di scoprire vulnerabilità informatiche che gli esseri umani non riescono a vedere.

Una promessa per la sicurezza digitale, ma anche un potenziale rischio globale.

Ma che cos’è davvero Mythos? E soprattutto: perché dovrebbe interessare anche i cittadini e i consumatori?

Che cos’è Mythos

Mythos non è un nuovo ChatGPT. Non è stata progettata per scrivere testi, tradurre documenti o rispondere alle nostre domande quotidiane.

È un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, l’azienda che ha creato Claude, con capacità particolarmente avanzate nel campo della cybersicurezza.

La sua particolarità è che non si limita a scrivere codice o a fornire suggerimenti: è in grado di analizzare programmi complessi, individuare vulnerabilità sconosciute e, in alcuni casi, costruire automaticamente gli strumenti necessari per dimostrare come quelle falle potrebbero essere sfruttate.

Per capire la differenza possiamo usare un paragone semplice. Le IA che conosciamo oggi sono come assistenti che aiutano un ingegnere a lavorare più velocemente.

Mythos, invece, assomiglia a un investigatore autonomo che riceve un software e dice: «Ho trovato tre falle che nessuno conosceva. Ecco come potrebbero essere sfruttate».

È per questo che molti esperti la considerano un salto di qualità.

Cosa sono le vulnerabilità zero-day

Per capire perché Mythos fa tanto discutere bisogna spiegare un termine tecnico: le cosiddette vulnerabilità zero-day.

Immaginiamo una casa con una porta segreta che il proprietario non sa nemmeno di avere. Se un ladro la scopre prima di lui, può entrare indisturbato. Nel mondo digitale funziona allo stesso modo: una zero-day è una vulnerabilità sconosciuta ai produttori del software, che può essere sfruttata prima ancora che venga corretta.

La novità di Mythos è proprio questa: riuscire a trovare queste “porte segrete” con una velocità e una profondità che, fino a poco tempo fa, sembravano impensabili.

Perché tutti ne parlano

Fino a oggi le intelligenze artificiali aiutavano i programmatori: suggerivano codice, spiegavano errori, automatizzavano compiti ripetitivi. Mythos sembra invece capace di svolgere attività che richiedevano interi team di ricercatori e specialisti della sicurezza informatica. Per questo il suo utilizzo è stato inizialmente limitato a poche organizzazioni selezionate e inserito in programmi controllati.

Il motivo è semplice: gli stessi strumenti che possono aiutare a difendere reti informatiche e infrastrutture critiche possono essere utilizzati anche per attaccarle. La domanda, quindi, non è soltanto cosa questa tecnologia sia in grado di fare.

La domanda è: chi potrà usarla e con quali regole?

È una minaccia o un’opportunità?

La risposta più onesta è: dipende.

Se un’intelligenza artificiale è capace di trovare vulnerabilità meglio degli esseri umani, aziende e governi potranno correggere i problemi prima che vengano sfruttati. Potremmo avere sistemi informatici più sicuri, banche più protette, servizi pubblici più affidabili. Ma esiste anche il rovescio della medaglia.

Se queste capacità finissero nelle mani sbagliate, potrebbero aumentare la velocità e la scala degli attacchi informatici. È il classico paradosso di ogni grande innovazione tecnologica: ciò che può proteggerci può anche essere usato contro di noi.

Cosa cambia per cittadini e consumatori

Probabilmente nulla, almeno non domani mattina. Chi usa oggi ChatGPT o altri strumenti di IA non si troverà improvvisamente davanti a una tecnologia completamente diversa.

Ma Mythos potrebbe accelerare enormemente il ritmo con cui le intelligenze artificiali diventano più autonome, più affidabili e più specializzate. Oggi ad esempio chiediamo a un chatbot: «Prenotami un treno per Milano». E spesso riceviamo una risposta o una serie di istruzioni.

Domani potremmo avere un assistente che:

  • controlla gli orari;
  • confronta i prezzi;
  • acquista il biglietto;
  • lo inserisce nel calendario;
  • ci avvisa in caso di ritardo.

Mythos non nasce per fare questo. Ma dimostra che le IA stanno diventando capaci di affrontare problemi complessi in autonomia, eseguendo molti passaggi logici consecutivi.

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare invisibile

Forse la vera rivoluzione e al contempo la cosa più preoccupante, non sarà aprire una nuova applicazione. Sarà non accorgersi più di usare l’intelligenza artificiale.

Il telefono suggerirà automaticamente la risposta più adatta a una mail. La banca bloccherà una truffa prima ancora che il cliente se ne renda conto. Il computer correggerà problemi di sicurezza senza richiedere alcun intervento. Il medico avrà strumenti sempre più sofisticati per interpretare dati ed esami. Ma noi perderemo la consapevolezza e questo rappresenta un rischio.

L’IA sarà sempre più presente, ma sempre meno visibile.

Dall’assistente al collaboratore

Negli ultimi anni ci siamo abituati a pensare all’intelligenza artificiale come a un motore di ricerca molto intelligente: si fanno domande e si ricevono risposte.

Mythos suggerisce invece un futuro diverso. l’IA riceve un obiettivo e decide autonomamente come raggiungerlo.

È una differenza enorme. È il passaggio dall’assistente al collaboratore. O, secondo alcuni osservatori, persino al sostituto.

Il futuro è più vicino di quanto pensiamo

Comprendere Mythos significa fare uno sforzo di immaginazione e proiettarci in un futuro che, probabilmente, è molto più vicino di quanto pensiamo. Forse questa tecnologia non sarà disponibile per tutti domani mattina. Ma se oggi ne discutiamo, è perché potrebbe diventare realtà nel giro di pochi mesi o di pochi anni.

Mythos ci racconta soprattutto una cosa: stiamo entrando in una nuova era dell’intelligenza artificiale. Fino a oggi abbiamo utilizzato sistemi che ci aiutavano a prendere decisioni: suggerivano, consigliavano, rispondevano alle domande. Domani potremmo trovarci di fronte a sistemi composti da più agenti intelligenti che collaborano tra loro, prendono iniziative e svolgono autonomamente compiti complessi.

È un cambiamento profondo. Passiamo da un’IA che ci assiste a un’IA che agisce. E questo apre una frontiera per la quale, come società, non siamo ancora del tutto preparati. Non si tratta soltanto di sviluppare tecnologie più potenti. Si tratta di capire quali regole dovranno governarle, come saranno protetti i cittadini e quali diritti dovranno essere garantiti quando sempre più decisioni saranno affidate a sistemi autonomi.

Mythos, in fondo, non ci parla soltanto di una nuova tecnologia. Ci costringe a guardare avanti e a chiederci se siamo pronti a vivere in un mondo in cui le macchine non si limiteranno più a rispondere alle nostre domande, ma inizieranno ad agire al nostro posto.

La vera domanda

Ed è proprio qui che entra in gioco una questione che riguarda tutti noi, come cittadini e come consumatori.

Se le intelligenze artificiali inizieranno ad agire al posto nostro, chi sarà responsabile dei loro errori? Chi garantirà che le decisioni prese da una macchina siano trasparenti, sicure e rispettose dei nostri diritti?

La storia dell’innovazione insegna che ogni progresso porta con sé opportunità straordinarie, ma anche nuove responsabilità. Per questo il dibattito su Mythos non riguarda soltanto gli ingegneri, gli hacker o le grandi aziende tecnologiche. Riguarda tutti noi.

Perché il vero interrogativo non è se l’intelligenza artificiale diventerà più potente. Questo sta già accadendo. La domanda è un’altra: saremo capaci di governare questa trasformazione, mettendo al centro le persone, la loro sicurezza e i loro diritti?

È da questa risposta che dipenderà il futuro dell’IA. E, in fondo, anche il nostro.