Legge 75/2026 agroalimentare: cosa cambia per l’agroalimentare

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Legge 75/2026 agroalimentare: più tutele contro le frodi ma crescono i timori per costi e burocrazia

Articolo redatto a cura dell’ Avv. Eliana Baldo e Avv. Maria Laura Ficola

Il prossimo 29 maggio entrerà in vigore la Legge 21 aprile 2026, n. 75, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio. Si tratta di una riforma che ridisegna le regole del comparto agroalimentare italiano, con particolare attenzione ai settori più esposti alle frodi, come quello vitivinicolo e lattiero-caseario.

Ma cosa cambia davvero e quali saranno gli effetti concreti su aziende e consumatori?

Cosa prevede la Legge 75/2026

Ad una prima lettura, la Legge 75/2026 sembrerebbe puntare a rafforzare la tracciabilità e ad alzare il livello di attenzione contro le frodi nel settore agroalimentare.

Tra le principali novità, viene inserito il “patrimonio agroalimentare” nel Codice Penale come bene giuridico tutelato dallo Stato, attraverso l’introduzione dei reati di frode in commercio di alimenti, previsto dall’art. 517-sexies c.p., e di commercio con segni mendaci, previsto dall’art. 517-septies c.p.

Chi contraffà prodotti DOP, IGP o biologici rischia fino a quattro anni di reclusione e multe fino a 50.000 euro. La punibilità può scattare già nella fase di trasporto o stoccaggio doganale, quindi prima ancora della vendita al consumatore finale.

La legge prevede inoltre la possibilità di disporre la chiusura temporanea delle attività: il giudice potrà ordinare il sigillo e lo stop di cantine, caseifici o stabilimenti per un periodo compreso tra 5 giorni e 3 mesi. Viene rafforzata anche la tutela dell’e-commerce, con l’obiettivo di contrastare le truffe online legate alla vendita di prodotti alimentari.

Infine, viene istituito un coordinamento unico presso il Masaf, che riunisce ICQRF, Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Costiera per favorire controlli incrociati e interventi più rapidi.

Gli effetti positivi

Più tutela per i consumatori e acquisti online più sicuri

Il consumatore potrebbe beneficiare di una maggiore trasparenza. Acquistare un prodotto con bandiera italiana o con marchio DOP dovrebbe diventare sempre più sinonimo di autenticità garantita.

Inoltre, lo stop alle zone grigie del web rappresenta un passo importante per proteggere chi acquista prodotti alimentari sulle piattaforme digitali, dove il rischio di frodi e imitazioni è spesso più difficile da individuare.

Sostegno ai produttori onesti

L’impianto normativo sembrerebbe tutelare maggiormente le aziende che investono in qualità, filiera corta e rispetto dei disciplinari, contrastando la concorrenza sleale di chi opera in maniera scorretta.

Per i produttori che rispettano le regole, la riforma può rappresentare uno strumento utile per difendere il valore del Made in Italy agroalimentare e la reputazione dei prodotti certificati.

La svolta solidale contro lo spreco

Una novità particolarmente rilevante riguarda la destinazione dei prodotti alimentari sequestrati. Se giudicati sani e sicuri per la salute, non saranno più necessariamente distrutti.

Una volta rimosse le etichette false, potranno essere donati in beneficenza ai banchi alimentari, contribuendo così a sostenere le famiglie in difficoltà e a ridurre lo spreco alimentare.

Le criticità della riforma

Il rischio di aumento dei prezzi

La conformità alla nuova legge avrà inevitabilmente un costo. L’aggiornamento dei sistemi di tracciabilità e l’estensione dei reati alla responsabilità amministrativa degli enti, prevista dal D.Lgs. 231/2001, potrà costringere le aziende a investire in consulenze, audit e modelli organizzativi.

Il rischio concreto è che questi costi di gestione vengano trasferiti sul prezzo finale dei prodotti, con possibili ricadute sulle tasche dei consumatori.

Il peso burocratico sulle piccole aziende

Se i grandi gruppi industriali dispongono di uffici legali e strutture organizzative adeguate, i piccoli produttori artigianali e i viticoltori locali potrebbero trovarsi in maggiore difficoltà.

Il rischio è che errori formali, ad esempio nella compilazione dei registri telematici, possano esporre le piccole imprese a sanzioni pesanti o alla chiusura temporanea dell’attività, finendo per equiparare situazioni molto diverse tra loro.

Il nodo delle risorse per i controlli

Un ulteriore elemento critico riguarda la clausola di invarianza finanziaria. La legge prevede nuove strutture e forme di coordinamento, ma senza lo stanziamento di risorse aggiuntive.

Senza fondi per assumere nuovi ispettori, potenziare i laboratori di analisi o rafforzare i controlli sul territorio, la riforma rischia di restare un’ottima intenzione sulla carta, ma difficile da applicare in modo capillare.

Conclusioni

La Legge 75/2026 agroalimentare rappresenta un tassello importante per la difesa dell’identità alimentare italiana e per il contrasto alle frodi che danneggiano consumatori e imprese corrette.

Tuttavia, l’impianto legislativo rischia di trasformarsi in una sfida delicata, da giocare in equilibrio tra il contrasto al dolo della criminalità organizzata e la necessità di non penalizzare eccessivamente il piccolo artigiano o produttore locale per errori meramente formali.

Per questo motivo, appare necessario promuovere un confronto proattivo tra imprenditori e consumatori, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise che garantiscano tutela, sostenibilità e competitività del comparto agroalimentare.

In tale prospettiva, Assoutenti si renderà disponibile, nelle prossime settimane, a organizzare un tavolo di confronto dedicato con tutti gli operatori interessati.

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