L’operato della Banca d’Italia nel campo della tutela degli utenti dei servizi bancari

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 L’attività svolta dalla Banca d’Italia ed i profili di criticità nel rapporto tra consumatori ed intermediari creditizi e finanziari al centro dell’incontro tra il Direttore centrale per la vigilanza ed il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti 

 Il 20 giugno scorso si è tenuta di fronte al Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU) l’audizione del Direttore  centrale per la vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, il quale, oltre a fornire una dettagliata analisi dell’attività svolta dalla Banca Centrale nazionale in materia di tutela degli utenti dei servizi bancari e finanziari ed a ripercorrere i recenti sviluppi della normativa di settore, ha fornito al Consiglio risposte a taluni quesiti formulati in previsione dell’incontro (clicca qui).

In materia di disciplina sulla trasparenza delle condizioni contrattuali e sulla correttezza dei comportamenti degli intermediari, Barbagallo ha ricordato, in particolare, che è stato recentemente pubblicato on line  un documento per la consultazione, finalizzato ad aggiornare la disciplina emanata nel 2009. Il documento illustra una serie di innovazioni che adeguano le disposizioni alla più recente evoluzione legislativa, introducono norme specifiche sulla tutela della clientela in occasione della cessione degli sportelli, recepiscono gran parte delle indicazioni contenute nel protocollo concluso tra l’ABI e le associazioni dei consumatori nel 2011 (leggi qui ).

Nell’ambito dell’attività di vigilanza svolta dalla Banca assume un ruolo fondamentale la collaborazione dei consumatori e delle loro associazioni, attraverso gli esposti alla Banca d'Italia, i reclami all’intermediario, il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

Gli esposti costituiscono, in particolare, un input importantissimo per la vigilanza, in quanto consentono di intercettare precocemente le situazioni a rischio, di svolgere controlli mirati, se del caso di intervenire; permettono, altresì, di fornire al cittadino indicazioni precise sulle strade a disposizione per la soluzione del problema. Particolare attenzione da parte del CNCU è stata posta sulla correttezza dei flussi informativi che alimentano la Centrale dei Rischi. Il Direttore della Vigilanza ha ricordato in merito che gli intermediari, che alimentano la Centrale dei Rischi sono i soli in grado di assicurare l’esattezza dei dati segnalati e di sciogliere eventuali dubbi in merito alla corretta rappresentazione della posizione dei singoli clienti. La Banca d’Italia non può apportare di propria iniziativa variazioni alle segnalazioni ricevute, che sono però sottoposte a una ordinaria pluralità di verifiche, sia da parte degli stessi intermediari, sia da parte della Banca d’Italia. Inoltre, controlli sull’esattezza delle informazioni sono svolti dalla Banca d’Italia a seguito di contestazioni mosse da clienti ed in occasione delle ispezioni agli intermediari.

Un ulteriore quesito posto dal CNCU ha riguardato  i controlli sulle succursali estere di banche italiane e sulle operazioni interbancarie.  In merito Barbagallo ha ricordato che l’apertura di una succursale di una banca italiana in uno Stato extracomunitario deve essere autorizzata; a tal fine, per evitare che l’insediamento in paesi esteri divenga mezzo di elusione dei  controlli e veicolo di  attività illecite, la Banca d'Italia valuta attentamente che sia assicurato un agevole accesso alle informazioni sia da parte della casa madre italiana che da parte dell’autorità di vigilanza; ciò anche attraverso la stipula di accordi di cooperazione con le autorità del paese ospitante e la possibilità di effettuare controlli in loco sulla succursale estera. Ove non siano rispettate queste condizioni la Banca d’Italia vieta lo stabilimento della succursale. Attualmente i gruppi bancari italiani sono presenti con quattro succursali in tre centri classificati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali come centri finanziari offshore: Isole Cayman, Hong Kong, Singapore (gli ultimi due, peraltro, partecipano alla definizione della cornice di vigilanza bancaria presso ilG-20 e il Financial Stability Board). La Vigilanza controlla, in sede ispettiva, le operazioni interbancarie, anche quando siano interessati intermediari esteri.

Il CNCU ha altresì richiesto chiarimenti sul “rischio emittente” dei soggetti che emettono titoli. In merito, il Direttore della Vigilanza ha chiarito che le competenze della Banca d'Italia in materia  riguardano la sana e prudente gestione degli intermediari vigilati: quindi, il  rispetto dei coefficienti patrimoniali e delle altre regole prudenziali, il buon funzionamento dei meccanismi di governo societario, il presidio efficace e completo dei rischi attraverso un robusto sistema di controlli interni. A tale primario presidio si affianca la protezione dei depositi fornita dal sistema di garanzia, obbligatorio in tutti i paesi dell’Unione Europea. Gli acquirenti di strumenti di raccolta bancaria diversi dai depositi, quali le obbligazioni, sono tutelati da una cornice giuridica che fa perno sulla trasparenza dei titoli, sulla correttezza degli intermediari, sul buon funzionamento dei mercati. In tale ambito la regolamentazione e i controlli sono affidati dalla legge alla Consob, cui la Banca d’Italia fornisce collaborazione sulla base di un apposito protocollo.

Particolare attenzione è stata, inoltre, posta dal CNCU  ai costi dei finanziamenti regolati in conto corrente. Barbagallo ha ricordato che la Banca d'Italia svolge ogni anno un’indagine per rilevare gli oneri, al netto degli interessi, pagati dalle famiglie su base trimestrale. Ha ricordato altresì che a partire da ottobre 2012 sono entrate pienamente a regime le nuove disposizioni sulla remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti: oltre agli interessi, sono consentite esclusivamente una commissione per la messa a disposizione dei fondi negli affidamenti e una commissione di istruttoria veloce per gli sconfinamenti. E’ stata definitivamente vietata la commissione di massimo scoperto. Un provvedimento adottato dal CICR su proposta della Banca d'Italia fornisce indicazioni specifiche sull’applicazione delle nuove regole, anche al fine di evitare comportamenti elusivi. Nel quarto trimestre del 2012, con il nuovo regime, la commissione media applicata sugli scoperti di conto corrente per i clienti affidati è scesa a 1,96 per cento del credito utilizzato; nei primi tre trimestri dello stesso anno è stata pari a 3,35 per cento. Sempre nel quarto trimestre l’onere per i clienti non affidati è passato da 5,34 a 1,57 per cento. I dati sembrano pertanto indicare che le recenti regole vanno nella giusta direzione; tuttavia, l’introduzione di nuovi parametri di computo, che rendono le attuali commissioni poco confrontabili con quelle applicate in passato, nonché il ridotto periodo di osservazione, richiedono una certa prudenza nella lettura dei dati.

Più in generale, in merito al credito al settore privato, che ha iniziato a contrarsi a partire dalla fine del 2011 interessando in maggior misura i finanziamenti alle imprese, il Direttore della Vigilanza ha affermato che le ragioni vanno ricercate sia sul versante della domanda sia su quello dell’offerta. Sul fronte della domanda, pesa la marcata contrazione del reddito disponibile delle famiglie, anche a causa delle persistenti difficoltà del mercato del lavoro; per quanto riguarda le imprese, gli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata, i vincoli finanziari e le sfavorevoli prospettive economiche hanno determinato una forte caduta degli investimenti. Sul fronte dell’offerta, le politiche creditizie delle banche sono state restrittive a causa delle difficoltà di finanziarsi a termine sui mercati internazionali, del peggioramento delle prospettive macroeconomiche e di quelle del mercato immobiliare, del progressivo deterioramento delle esposizioni creditizie; ciò ha interessato soprattutto la clientela più rischiosa.

Con particolare riguardo al credito erogato alle famiglie, il CNCU ha espresso  una certa preoccupazione per le conseguenze della diminuzione per il mercato immobiliare del rapporto tra importo del finanziamento e valore dell’abitazione (loan to value). Secondo Banca d’Italia, l’andamento discendente di tale rapporto riscontrato recentemente riflette esigenze del mercato: considerate le incerte prospettive del settore immobiliare (e la tenuta delle attuali quotazioni), contenuti livelli di loan to value rappresentano per le banche italiane un maggiore presidio per i rischi assunti e per i clienti un fattore che li assicura di fronte al pericolo che il valore del bene in garanzia possa risultare in futuro insufficiente. L’Italia ha anticipato buona parte dei principi sul cosiddetto “prestito responsabile”, affermati ora dal Financial Stability Board e dall’Unione Europea: in base a tali principi la prudente valutazione del merito di credito e l’attenta quantificazione del finanziamento costituiscono non solo il caposaldo della sana e prudente gestione della banca ma anche il presidio fondamentale per tutelare i consumatori evitandone l’eccessivo indebitamento.