E-commerce extra UE, due mesi dopo il nuovo dazio da 3 euro: cosa è cambiato?

35

Acquistare un vestito, un accessorio o un piccolo prodotto elettronico su una piattaforma extraeuropea per pochi euro è diventata negli ultimi anni un’abitudine per milioni di consumatori. Ma dal 1° luglio 2026 le regole sono cambiate.

Come avevamo già raccontato su Assoutenti nell’approfondimento dedicato alla nuova disciplina sugli acquisti online extra UE, l’Unione europea ha eliminato la storica esenzione dai dazi doganali per le merci di valore inferiore a 150 euro acquistate online e provenienti da Paesi extra UE, introducendo, in via transitoria, un dazio forfettario di 3 euro.
Leggi il precedente approfondimento di Assoutenti: “Acquisti online extra UE: nuova tassa sui piccoli pacchi”

A distanza di circa due mesi dall’entrata in vigore della misura possiamo però iniziare a porci una domanda ulteriore: cosa è successo realmente dopo l’introduzione del nuovo dazio e quali effetti sta producendo sulle piattaforme e, soprattutto, sui consumatori?

Perché l’Europa ha deciso di cambiare le regole

Per comprendere la portata della riforma bisogna partire dai numeri.

Quando l’esenzione doganale sulle merci di basso valore fu concepita, il commercio elettronico aveva dimensioni completamente diverse da quelle attuali. La crescita dei grandi marketplace internazionali ha invece determinato negli ultimi anni un’esplosione delle micro-spedizioni dirette ai consumatori europei.

Nel 2024 erano entrati nell’Unione europea circa 4,6 miliardi di articoli di basso valore. Nel 2025 il fenomeno è cresciuto ulteriormente: secondo i dati della Commissione europea, gli articoli di basso valore importati nell’UE hanno raggiunto quasi 5,9 miliardi, con una quota largamente maggioritaria proveniente dalla Cina. Numeri che spiegano perché Bruxelles abbia deciso di intervenire.

La vecchia franchigia doganale, nata per evitare costi amministrativi sproporzionati sulle piccole importazioni, secondo la Commissione non era più adeguata alla realtà dell’e-commerce e finiva per creare un vantaggio competitivo rispetto agli operatori tradizionali, soggetti invece agli ordinari obblighi doganali. Ma non c’è soltanto un problema di concorrenza. L’enorme quantità di micro-spedizioni rende sempre più complesso il lavoro delle autorità doganali e il controllo sulla sicurezza dei prodotti che entrano nel mercato europeo.

Le ispezioni mirate effettuate nei 27 Stati membri su categorie come cosmetici, giocattoli, dispositivi di protezione individuale, integratori ed elettronica hanno evidenziato numerosi casi di non conformità, ad esempio per etichette mancanti, ingredienti vietati o assenza della necessaria documentazione di sicurezza.

L’obiettivo dell’Unione europea è quindi duplice: rendere più equilibrate le condizioni di concorrenza tra operatori europei ed extraeuropei e rafforzare la sicurezza e la conformità dei prodotti acquistati dai consumatori.

Cosa è cambiato dal 1° luglio 2026

Fino al 30 giugno 2026, le merci provenienti da Paesi extra UE di valore non superiore a 150 euro potevano beneficiare dell’esenzione dai dazi doganali. Dal 1° luglio 2026 questa esenzione è stata eliminata per le vendite a distanza interessate dal nuovo regime ed è stato introdotto un dazio doganale temporaneo di 3 euro. Ma proprio sui 3 euro si è creata molta confusione.

3 euro per pacco, per prodotto o per categoria?

I 3 euro non sono semplicemente applicati una sola volta all’intero ordine o al pacco. Il Consiglio dell’Unione europea specifica che il dazio viene applicato a ciascun diverso item secondo la relativa voce tariffaria contenuta nella spedizione. In sostanza, ciò che conta è la classificazione doganale delle merci presenti nell’ordine.

Questo significa che non è corretto pensare automaticamente né a “3 euro per pacco” né a “3 euro per ogni singolo pezzo acquistato”.

Esempio pratico

Se nella stessa spedizione sono presenti più prodotti riconducibili alla stessa voce tariffaria doganale, il dazio non viene necessariamente moltiplicato per il numero fisico dei pezzi.

Se invece l’ordine comprende beni appartenenti a diverse voci tariffarie, il contributo può moltiplicarsi.

Un acquisto composto, ad esempio, da una maglietta, un paio di ciabatte e un paio di orecchini, se classificati in tre diverse voci tariffarie, può quindi determinare tre applicazioni del dazio da 3 euro, per un totale di 9 euro.

È una distinzione fondamentale, perché significa che il costo doganale generato da un ordine può essere superiore ai 3 euro, a seconda della composizione della spedizione.

Chi paga realmente il dazio?

È probabilmente la domanda che interessa maggiormente i consumatori.

La Commissione europea ha chiarito che la responsabilità del pagamento del dazio non ricade, di regola, sul consumatore finale, ma sul venditore, sulla piattaforma o sugli altri operatori responsabili dell’importazione e della dichiarazione doganale.

Questo non significa però che il consumatore sia automaticamente al riparo da qualsiasi conseguenza economica. Una piattaforma può infatti decidere di assorbire il nuovo onere, riducendo i propri margini, oppure trasferirlo totalmente o parzialmente sui consumatori attraverso un aumento dei prezzi, delle spese di spedizione o di altre componenti del costo dell’ordine.

Una cosa è quindi stabilire chi versa formalmente il dazio alla dogana; un’altra è capire chi, alla fine della catena, ne sostiene economicamente il costo.

Due mesi dopo: iniziano a vedersi i primi effetti

A distanza di circa due mesi dall’introduzione della misura è ancora troppo presto per tracciare un bilancio definitivo. Ma alcuni primi segnali iniziano a emergere.

Le nuove regole stanno innanzitutto aumentando la pressione sui modelli economici delle grandi piattaforme internazionali che hanno costruito parte del proprio successo sulla vendita diretta di enormi quantità di prodotti a bassissimo prezzo.

Il caso di Shein è particolarmente interessante. Le analisi più recenti indicano che l’aumento dei costi legati alle nuove regole sulle importazioni di basso valore sta incidendo sul modello di business delle piattaforme maggiormente esposte alle spedizioni extra UE. Alcune rilevazioni hanno inoltre segnalato una contrazione dei flussi di piccoli pacchi importati nell’Unione europea dopo l’introduzione della misura. Si tratta di dati interessanti ma ancora iniziali. Due mesi non sono sufficienti per stabilire quanto della contrazione sia direttamente imputabile al nuovo dazio e soprattutto se il fenomeno sia destinato a consolidarsi.

Il vero tema per i consumatori: quanto costa oggi lo stesso acquisto?

Per Assoutenti il punto centrale non può quindi limitarsi alla domanda formale: “Chi paga il dazio?”

Occorre chiedersi piuttosto: quanto paga realmente il consumatore prima e dopo l’introduzione della misura?

Se una piattaforma assorbe interamente il nuovo onere, il consumatore potrebbe non registrare alcuna differenza. Se invece decide di trasferirlo sui propri clienti, direttamente o indirettamente, il prezzo finale dell’acquisto può aumentare. Ed è proprio questo uno degli aspetti che sarà necessario monitorare nei prossimi mesi: verificare l’andamento dei prezzi praticati dalle principali piattaforme e comprendere se e in quale misura i nuovi costi doganali vengano trasferiti agli utenti.

Trasparenza: il consumatore deve sapere quanto paga e per che cosa

C’è poi un principio che per Assoutenti deve essere irrinunciabile: la trasparenza. Il consumatore deve sapere, prima di confermare l’ordine, quale sarà l’importo complessivo da pagare e deve poter comprendere chiaramente che cosa comprende quella cifra.

Costo della merce, spese di spedizione, IVA, eventuali oneri doganali e ulteriori commissioni devono essere rappresentati in maniera chiara e comprensibile.

Se, ad esempio, la composizione di una spedizione determina l’applicazione del dazio su più voci tariffarie e quindi un importo complessivo superiore a 3 euro, il consumatore deve poter comprendere – qualora tale costo venga trasferito esplicitamente a suo carico – perché viene applicato quell’importo e come è stato determinato. Non sarebbe accettabile che il nuovo sistema diventasse uno strumento per introdurre maggiorazioni poco comprensibili o che il consumatore scoprisse soltanto dopo aver concluso l’acquisto l’esistenza di ulteriori somme da pagare.

La trasparenza non è un dettaglio: è la condizione necessaria affinché il consumatore possa conoscere il prezzo reale dell’acquisto, confrontare le offerte e scegliere consapevolmente dove comprare.

Una disciplina transitoria: cosa succederà nel 2028

Il sistema dei 3 euro non è destinato a rimanere definitivamente in questa forma.

Il dazio forfettario rappresenta infatti una soluzione transitoria fino al 1° luglio 2028. Successivamente le merci saranno assoggettate ai normali dazi doganali, determinati in funzione della tipologia e della classificazione del prodotto. La riforma prevede inoltre l’entrata in funzione dell’EU Customs Data Hub, destinato a centralizzare e digitalizzare le informazioni doganali e a consentire alle autorità europee una gestione più efficace dei flussi commerciali.

Il punto di vista di Assoutenti

La finalità della riforma appare condivisibile. Rafforzare i controlli sulle merci provenienti da Paesi extra UE, migliorare la sicurezza dei prodotti, contrastare le frodi e garantire condizioni di concorrenza più eque rappresentano obiettivi importanti sia per il mercato sia per la tutela dei consumatori.

A due mesi dall’entrata in vigore del nuovo sistema, tuttavia, l’attenzione deve spostarsi anche sui suoi effetti concreti. La questione centrale sarà capire se e quanto il nuovo costo sostenuto dagli operatori verrà trasferito sui consumatori.

Assoutenti ritiene quindi necessario monitorare l’andamento dei prezzi praticati dalle principali piattaforme di e-commerce e verificare che il nuovo regime non diventi il pretesto per rincari sproporzionati o scarsamente trasparenti.

Ma soprattutto occorre garantire un principio fondamentale: chi acquista deve conoscere, prima della conclusione dell’ordine, l’importo complessivo che sarà chiamato a pagare e deve poter comprendere chiaramente da quali voci è formato.

Costo della merce, spedizione, imposte, eventuali oneri doganali e ulteriori commissioni devono essere rappresentati in maniera trasparente e comprensibile. Il consumatore non può essere costretto a ricostruire da solo il prezzo né scoprire successivamente l’esistenza di costi che non erano chiaramente indicati al momento dell’acquisto.

L’auspicio è che la riforma riesca a coniugare due esigenze fondamentali: da un lato un mercato europeo più sicuro, più equo e meglio controllato; dall’altro la piena tutela del potere d’acquisto e del diritto dei cittadini a effettuare acquisti informati e consapevoli, senza costi nascosti.

I primi effetti iniziano a emergere. Saranno i prossimi mesi a dirci se il nuovo sistema avrà raggiunto il suo obiettivo senza trasformare il riequilibrio del mercato in un nuovo costo a carico delle famiglie.

Fonti e approfondimenti