Anche le associazioni dei consumatori subiscono i tagli del Governo

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Ridotti i fondi destinati a finanziare iniziative in favore dei consumatori

 

La scure del decreto legge c.d. “Sviluppo bis” si abbatte sui fondi che, in base all’art. 148 della legge n. 388 del 23 dicembre 2000 (legge finanziaria 2001), finanziavano iniziative per i consumatori. Tale norma dispone, al comma 1, che le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato siano destinate ad iniziative a vantaggio dei consumatori individuate di volta in volta con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentite le competenti Commissioni parlamentari competenti. La norma ha il senso di restituire alla collettività dei consumatori delle somme, quale compensazione del disagio patito a causa di pratiche scorrette e violazioni della concorrenza commesse.

Il decreto legge Sviluppo bis ha invece stabilito di dirottare queste risorse finanziarie in favore di altre destinazioni, in verità non meno importanti.
In particolare, l'articolo 38 stabilisce che le somme relative a multe antitrust, versate entro il 9 ottobre 2012 all'entrata del bilancio dello Stato, e non ancora riassegnate, restano acquisite all'entrata del bilancio dello Stato; una quota di queste somme, pari a 120 milioni, andrà ai Comuni per incrementare la quota municipale del gettito Imu ripartito con il fondo di riequilibrio del federalismo.

In un momento difficile come questo non ha senso gridare allo scippo, essendo le associazioni dei consumatori ben consapevoli che tutti i cittadini e tutte le organizzazioni devono fare la loro parte di sacrificio per raggiungere il comune obiettivo di salvare l’economia del nostro paese. Nella fattispecie poi si potrebbe salvare, come si suol dire, la capra e il cavolo. Se la destinazione delle risorse che la legge finanziaria 2001 aveva indirizzato verso iniziative per i consumatori viene dirottata verso i Comuni per ripianare i loro bilanci diventa interessante verificare quale specifica utilizzazione faranno i Comuni di queste risorse.

 L’auspicio delle associazioni dei consumatori è che questi soldi vadano a garantire il mantenimento della quantità e qualità dei servizi pubblici che i comuni erogano ai loro cittadini, servizi che, invece, in questo periodo di crisi rischiano di essere ridotti o tagliati. Potrebbe a questo fine essere aperto un tavolo di lavoro con l’ANCI per analizzare la fattibilità di una direttiva in tal senso e di un coinvolgimento delle associazioni dei consumatori nel monitoraggio della spesa comunale e sull’andamento dei servizi ai cittadini.

Se invece questi fondi prendessero direzioni del tutto estranee alla spesa per servizi ai cittadini verrebbe completamente travolto lo spirito della legge finanziaria 2001 e la rinuncia diventerebbe molto più amara da digerire.

novembre 2012