Salviamo Flixbus

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Nel decreto Milleproroghe recentemente approvato dal Parlamento Italiano, è presente una norma cosiddetta “anti-FlixBus”, introdotta in virtù di un emendamento parlamentare, secondo cui al mercato dei servizi di linea interregionale a competenza statale potranno accedere solo raggruppamenti d’impresa la cui capogruppo svolga come attività principale il servizio di trasporto su strada. Dall’entrata in vigore del decreto, le società oggi operanti hanno 90 giorni per adeguarsi, che scadranno a fine maggio 2017.

Dietro tale tecnicismo, si nasconderebbe purtroppo una conseguenza molto semplice: l’impossibilità per una società come Flixbus (che non svolge direttamente il servizio di trasporto, ma si affida a una serie di piccoli e medi partner commerciali italiani, proprietari dei veicoli) di continuare a svolgere i suoi servizi in Italia come accaduto finora.
E questo nonostante la compagnia di autobus low-cost in un anno e mezzo abbia raccolto il favore di più di 3,5 milioni di clienti, abbia raggiunto più di 120 città e abbia creato oltre 1000 posti di lavoro.
Grazie ad alcuni ordini del giorno (tra cui quelli a prima firma Mazziotti, Boccadutri, Capezzone), il governo Gentiloni si è impegnato a cancellare la norma.
Noi auspichiamo che tale impegno sia rispettato, per evitare la cancellazione di un servizio di trasporto privato che permette a milioni di utenti – soprattutto studenti fuori sede e giovani lavoratori – di viaggiare e muoversi a basso costo in Italia e che genera lavoro per molte piccole e medie imprese italiane. La conferma della norma “anti-Flixbus” rappresenterebbe inoltre un grave danno per l’Italia, perché mostrerebbe quanto sia incerto e instabile il suo quadro di regole: se basta un piccolo emendamento nascosto per alterare e bloccare la concorrenza, nessuno vorrà investire nel nostro Paese.
Per questo, nell’interesse dei viaggiatori, dei lavoratori e della crescita economica italiana, chiediamo al governo di procedere rapidamente con l’abrogazione della norma “anti-Flixbus”.

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