Olio di palma: rischio rincari per dolciumi, pane e cosmetici

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COMUNICATO STAMPA

Economia

27 aprile 2022

 

 

Prezzi, Assoutenti: da conflitto Ucraina nuovi rischi per listini al dettaglio. Con stop Indonesia a olio di palma possibili rincari per biscotti, merendine, fette biscottate, pane in cassetta  

 

Olio di palma presente anche in prodotti cosmetici, saponi e detersivi. Schizzano alle stelle quotazioni internazionali

Nuove conseguenze del conflitto in Ucraina sui prezzi al dettaglio in Italia. La minaccia, stavolta, è rappresentata dall’olio di palma, presente in una moltitudine di prodotti di largo consumo commercializzati nel nostro paese. L’allarme viene lanciato oggi da Assoutenti, che parla di rischio rincari per dolciumi, pane confezionato, brodi, ma anche per prodotti non alimentari come cosmetici e saponi.

Dopo la decisione dell’Indonesia di bloccare da giovedì 28 aprile le esportazioni di olio di palma (per calmierare l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari provocato dal conflitto in Ucraina e una carenza interna pregressa) di cui è primo produttore al mondo e responsabile di circa il 50 per cento delle forniture globali, le quotazioni internazionali di tale tipologia di olio sono schizzate alle stelle – spiega Assoutenti – Un allarme che investe anche l’Italia, che importa 1,46 miliardi di chili di olio di palma all’anno da utilizzare nella preparazione di una miriade di prodotti.

Il rischio concreto – sottolinea l’associazione – è che la decisione dell’Indonesia, se non ritirata nel giro di poche settimane, possa avere ripercussioni sui prezzi al dettaglio nel nostro paese, a causa del rialzo nelle quotazioni internazionali dell’olio di palma. I prodotti alimentari che contengono tale tipologia di olio (biscotti, creme spalmabili, torte, grissini, crackers, snack, brodi e zuppe, brioche, merendine, piatti pronti, ecc.) ma anche numerosi beni non alimentari (cosmetici, saponi, detersivi, creme per il corpo, ecc.) potrebbero quindi subire nelle prossime settimane un rincaro generalizzato a causa dei maggiori costi dell’olio di palma che inevitabilmente sarebbero scaricati sui consumatori finali attraverso i listini al dettaglio – aggiunge Assoutenti.

“Una eventualità che, tuttavia, potrebbe avere anche aspetti positivi sul fronte dell’ambiente e della salute, portando ad una modifica delle abitudini di consumo degli italiani e spingendoli ulteriormente verso prodotti più sani come la nostra frutta e il nostro olio che i bambini di una volta spalmavano sul pane secco avanzato per fare merenda” – commenta il presidente Furio Truzzi.