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Autovelox non omologati: su 11.000 dispositivi meno di 1.000 sono in regola
La multa vale lo stesso? Si può fare ricorso?
I numeri del censimento avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sugli autovelox in Italia pongono una questione che non può più essere rimandata e che riguarda da vicino milioni di automobilisti.
Secondo i dati forniti dal MIT, a fronte di circa 11.000 autovelox stimati sul territorio nazionale, solo 3.800 risultano censiti sulla piattaforma telematica ministeriale e di questi meno di 1.000 sono effettivamente omologati.
In pratica, meno di 1 autovelox su 10 risulta pienamente in regola.
Una situazione che apre scenari complessi e potenzialmente critici, sia per i cittadini che per le amministrazioni locali.
Autovelox non omologati: cosa significa davvero
Il censimento del Ministero è ancora parziale e riguarda esclusivamente i dispositivi registrati dagli enti locali.
I Comuni che non hanno fornito le informazioni richieste non avrebbero più potuto utilizzare quegli autovelox per l’accertamento delle sanzioni.
A rendere il quadro ancora più delicato è una sentenza della Corte di Cassazione del 2024, che ha stabilito “la nullità delle multe elevate tramite autovelox approvati ma non omologati.”
In assenza di un decreto chiarificatore definitivo, l’attuale incertezza normativa rischia di tradursi in una vera e propria pioggia di ricorsi, con un aumento del contenzioso e un clima di sfiducia diffusa.
La mia multa da autovelox vale lo stesso?
È questa la domanda che molti cittadini si stanno ponendo.
In presenza di autovelox non omologati, le sanzioni possono essere contestate, ma ogni singolo caso va verificato.
Non esiste infatti una risposta automatica valida per tutte le multe: è fondamentale accertare se il dispositivo che ha rilevato l’infrazione fosse regolarmente censito e omologato.
Si può fare ricorso o chiedere il rimborso?
Due sono i punti fondamentali:
1) Chi ha ricevuto una multa tramite autovelox dovrebbe innanzitutto verificare la regolarità del dispositivo.
2) È possibile presentare segnalazioni e reclami anche se la multa è già stata pagata, a condizione che il pagamento non sia avvenuto in forma ridotta.
Ogni situazione deve essere valutata singolarmente, proprio perché il quadro normativo non è ancora stato definitivamente chiarito.
Il rischio per la sicurezza stradale
Secondo Assoutenti, il problema non è solo giuridico, ma anche legato alla sicurezza. Se passa il messaggio che molti autovelox non sono omologati e che le sanzioni possono essere facilmente annullate, il loro effetto deterrente viene meno.
Il rischio concreto è che alcuni automobilisti, sentendosi “coperti”, decidano di superare i limiti di velocità, con evidenti ricadute sulla sicurezza stradale.
Gli autovelox devono essere strumenti di prevenzione e tutela, non mezzi per fare cassa né fonti di contenzioso infinito.
Serve subito un tavolo istituzionale
Assoutenti chiede l’attivazione immediata di un tavolo di confronto istituzionale tra enti locali, prefetture e Ministero, per fare chiarezza e restituire certezze giuridiche a cittadini e amministrazioni.
Solo regole chiare, strumenti pienamente legittimi e trasparenza totale possono garantire davvero sicurezza sulle strade e tutela dei diritti dei consumatori.
🔴Cosa possono fare i cittadini
Chi ha ricevuto una multa tramite autovelox può:
-
verificare autonomamente se il dispositivo è censito e omologato;
-
rivolgersi ad Assoutenti per una verifica della regolarità dell’autovelox;
-
inviare una segnalazione o un reclamo ad Assoutenti, anche se la multa è già stata pagata, purché non in forma ridotta e fare ricorso.
Assoutenti invita tutti i cittadini coinvolti a raccontare la propria esperienza e inviare segnalazioni: solo attraverso la partecipazione attiva è possibile far emergere il problema e chiedere soluzioni concrete.
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