Abbonamenti AV, prenotazione obbligatoria: Assoutenti scrive al Ministro Delrio

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Da giugno 2015, per l’unico segmento a libero mercato nel settore ferroviario, quello dell’alta velocità, si è accesa una disputa quasi filosofica riguardo ai confini del diritto al profitto da parte di un’azienda che opera seguendo logiche di libero mercato, e il diritto alla mobilità di cittadini che, grazie all’alta velocità resa possibile anche dagli ingenti investimenti pubblici, ha aperto nuove prospettive di vita e lavoro.

Il quadro generale che emerge da questa vicenda è l’inutile (e risolvibilissima) contrapposizione tra operatori e pendolari in nome del libero mercato. Sul libero mercato lo Stato può intervenire e indirizzare.

Per esempio attraverso questa strada: Il MIT compra vaucher/viaggi sia sui treni a mercato Trenitalia, sia su quelli di NTV e destina i vaucher ad assicurare un numero congruo di posti agli abbonati AV su ciascun convoglio fra quelli individuabili da commissioni paritetiche formate su basi macroregionale da Comitati Pendolari, Imprese Ferroviarie, Regioni e MIT.

I vaucher non significherebbero sconti sugli abbonamenti AV (i cui importi sono liberamente decisi dalle Imprese ferroviarie) ma, attraverso un contributo ponderato sul gap tariffario degli abbonamenti con la media delle tariffe base e delle tariffe scontate normalmente praticate dalle imprese ferroviarie, servirebbe ad assicurare che un determinato numero di posti sia preventivamente escluso dai sistemi di vendita delle imprese ferroviarie.

Una soluzione che garantirebbe la salvaguardia delle logiche di un libero mercato, ma tutelerebbe il cittadino.

La scelta dell’introduzione dell’obbligo di prenotazione da parte degli abbonati AV è infatti legittima esclusivamente se il cittadino-abbonato ha la garanzia di trovare il posto.

L’AV è stata venduta come la metropolitana d’Italia. Evitiamo dunque, tutelando le logiche del mercato, che le migliaia di abbonati che la utilizzano ne siano incolpevoli vittime.