Ogni anno in Europa vengono prodotti circa 12 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Compriamo molti più vestiti rispetto a vent’anni fa, li utilizziamo per meno tempo e li sostituiamo sempre più in fretta. Il fenomeno del fast fashion ha trasformato molti capi di abbigliamento in prodotti quasi usa e getta, con un impatto ambientale sempre più pesante.
Di fronte a questa crescita dei rifiuti, per anni si è verificato uno squilibrio evidente: le aziende producevano e vendevano i loro capi, mentre il costo della raccolta e della gestione dei rifiuti tessili ricadeva in larga parte sui Comuni e, quindi, sulla collettività.
L’Europa ha deciso di cambiare questa impostazione introducendo anche per il settore tessile il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR – Extended Producer Responsibility).
Chi produce deve essere responsabile anche della fine vita dei prodotti
L’idea è semplice: chi immette un prodotto sul mercato non può limitarsi a venderlo, ma deve contribuire anche alla gestione del suo fine vita quando diventa un rifiuto.
Questo significa che un marchio che vende jeans, magliette, scarpe o altri capi di abbigliamento dovrà partecipare economicamente ai costi della raccolta, della selezione, del riutilizzo e del riciclo dei prodotti una volta terminato il loro utilizzo.
Non si tratta di una misura punitiva, ma dell’applicazione di un principio di responsabilità: chi trae profitto dalla vendita di un prodotto deve contribuire anche alla gestione dell’impatto ambientale che quel prodotto genera.
L’EPR non nasce oggi: la novità è la sua estensione al settore tessile
È importante fare una precisazione. La Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) non è una nuova normativa introdotta per il tessile, ma un principio europeo già applicato da anni in altri settori, come gli imballaggi, le batterie, gli elettrodomestici e le apparecchiature elettroniche.
Il principio è sempre lo stesso: chi immette un prodotto sul mercato deve contribuire anche ai costi della sua gestione quando quel prodotto diventa un rifiuto. Si tratta di uno dei pilastri dell’economia circolare e del principio europeo del “chi inquina paga“.
La vera novità è che questo sistema viene ora esteso anche al settore tessile, uno dei comparti che negli ultimi anni ha registrato la maggiore crescita dei rifiuti a causa del modello fast fashion.
Anche l’Italia ha anticipato un primo passo importante: dal 1° gennaio 2022 è infatti obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti tessili. Il sistema di Responsabilità Estesa del Produttore, invece, deve ancora essere completato con il decreto attuativo nazionale che renderà pienamente operativo l’EPR per il tessile. Solo allora produttori, importatori e distributori saranno chiamati a contribuire direttamente ai costi della raccolta, del riuso e del riciclo dei prodotti tessili.
Cosa cambia concretamente
Con il nuovo sistema saranno i produttori a finanziare una parte importante della gestione dei rifiuti tessili.
Dovranno contribuire ai costi della raccolta differenziata, della selezione dei capi, del riutilizzo e del riciclo, favorendo lo sviluppo di una vera economia circolare.
L’obbligo riguarderà chi immette per primo i prodotti sul mercato europeo: produttori, marchi della moda, importatori e anche le piattaforme di vendita online che commercializzano direttamente i propri prodotti nell’Unione europea.
Le aziende verseranno un contributo ambientale destinato a finanziare l’intera filiera della gestione dei rifiuti tessili. Inoltre, il sistema prevede forme di eco-modulazione: chi realizza prodotti più durevoli, riparabili e facilmente riciclabili potrà beneficiare di contributi inferiori rispetto a chi continua a produrre capi difficili da recuperare.
L’Italia ha già avviato la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, ma deve ancora completare il percorso con il decreto che renderà pienamente operativo il sistema nazionale di Responsabilità Estesa del Produttore.
Quando entrerà a regime, anche nel nostro Paese le imprese del settore dovranno contribuire economicamente alla gestione dei rifiuti tessili secondo il principio europeo del “chi inquina paga”.
La sfida è far funzionare davvero il sistema
L’introduzione dell’EPR rappresenta un passo importante verso un modello di economia più sostenibile e più equo. Ma perché funzioni davvero non basta introdurre un nuovo obbligo: servono regole chiare, controlli efficaci e la massima trasparenza.
Come Assoutenti riteniamo indispensabile vigilare su alcuni aspetti fondamentali:
- i cittadini devono sapere come vengono utilizzati i contributi ambientali versati dai produttori.
- Le risorse raccolte devono servire realmente a migliorare la raccolta, il riuso e il riciclo dei prodotti tessili.
- Occorre inoltre evitare che i nuovi oneri vengano semplicemente trasferiti sui prezzi finali, scaricando ancora una volta il peso economico sui consumatori.
- Allo stesso tempo, il sistema deve premiare le imprese che investono nella qualità, nella durata dei prodotti e nella progettazione di capi facilmente riparabili e riciclabili.
Una transizione giusta per ambiente e consumatori
La vera sfida non è soltanto gestire meglio i rifiuti tessili, ma ridurne la produzione.
Per troppo tempo il mercato ha favorito un modello basato su capi economici, destinati a durare poco e a essere sostituiti rapidamente. Un modello che ha prodotto enormi quantità di rifiuti e un impatto ambientale sempre più elevato.
L’introduzione dell’EPR rappresenta un cambio di prospettiva importante perché afferma un principio di responsabilità: chi produce e trae profitto dalla vendita di un bene deve contribuire anche ai costi della sua gestione quando quel bene diventa un rifiuto.
In assenza di una reale responsabilità del produttore, infatti, il rischio è che i costi della raccolta, della selezione e del trattamento dei rifiuti continuino a gravare prevalentemente sul servizio pubblico e, quindi, indirettamente sulla collettività attraverso la fiscalità locale e la tassa sui rifiuti.
L’EPR può rappresentare una svolta, ma solo se riuscirà a responsabilizzare davvero chi produce e commercializza i prodotti tessili, incentivando un’industria più sostenibile senza trasformarsi nell’ennesimo costo trasferito sulle famiglie.
La transizione ecologica sarà credibile solo se sarà anche una transizione equa: chi genera l’impatto ambientale deve contribuire in modo concreto alla sua gestione, mentre i cittadini devono poter contare su un sistema trasparente, efficiente e realmente orientato all’economia circolare.
È su questo che Assoutenti continuerà a vigilare, perché tutelare l’ambiente significa anche tutelare i diritti dei consumatori.




