Diamanti da investimento: no alla proposta al ribasso di BPM

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Si è svolto questo pomeriggio a Milano l’incontro tra i legali di Rete Consumatori Italia e Banco BPM, uno degli istituti di credito coinvolti nello scandalo dei diamanti da investimento venduti da Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A., per tramite della banca, ai clienti con modalità che già lo scorso anno l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha giudicato “gravemente omissive ed ingannevoli”.

“Centinaia di risparmiatori in tutta Italia si sono rivolti a noi e dallo scorso febbraio chiedevamo inutilmente di sedere a un tavolo di contrattazione con la banca” spiega l’avv. Agostino Luca Cesareo, Coordinatore Nazionale Assolex, Rete Avvocati di Assoutenti.

BPM ha finalmente invitato Rete Consumatori Italia per presentare la propria soluzione risarcitoria nei confronti dei risparmiatori. All’incontro di oggi hanno partecipato l’Avv. Luca Cesareo per Assoutenti e  il Dottor Davide Zanon per Codici e Casa del Consumatore. Questa la proposta della banca: ai risparmiatori verrebbe offerta una percentuale che non andrebbe oltre il 50% del valore delle pietre acquistate, anche nei casi di particolari sofferenza economica del risparmiatore. Le pietre rimarrebbero al risparmiatore.

“La proposta di BPM non ci soddisfa” ha spiegato ancora l’Avv. Cesareo. “Noi crediamo che i risparmiatori traditi non debbano avere alcun onere e che per tutelare davvero i loro interessi andrebbe seguita la strada che, nella stessa situazione, sta già percorrendo Unicredit: la banca deve impegnarsi a riacquistare i diamanti allo stesso prezzo con cui li aveva venduti ai risparmiatori. A quel punto, coperto il capitale iniziale, i risparmiatori potranno rivalersi su IDB per il mancato guadagno”.

Questa dunque è stata la controproposta di Rete Consumatori Italia a Banco BPM, che nella persona del Dottor Annibale Ottolina si è impegnato a valutarne i termini e a dare una risposta entro una settimana.

Speriamo che la nostra proposta venga accolta” ha concluso l’Avv. Cesareo “Qualsiasi altro accordo provocherebbe un danno ingiustificato ai consumatore e dunque non siamo disponibili ad accettarlo”.

Lo scandalo dei diamanti suggeriti come investimento

Negli ultimi anni decine di risparmiatori italiani (una trentina solo quelli che si sono rivolti ad Assoutenti in Liguria) hanno acquistato diamanti da investimento da Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A. e Diamond Private Investment – DPI S.p.A. Entrambe le imprese si sono rivelate gravemente omissive e ingannevoli sul valore dell’investimento anche attraverso gli istituti di credito con i quali operavano:  Unicredit e Banco BPM (con IDB); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena (con DPI).

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato con una maximulta di 15 milioni di euro ha sanzionato sia le imprese venditrici di diamanti da investimento, sia le banche che hanno agito come intermediarie, ravvisando diversi profili di scorrettezza, tra cui ad esempio il prezzo di vendita definito in misura ben superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento o l’andamento del prezzo dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita quando questo non corrispondeva alla realtà.

Grave, sempre secondo l’Autorità, anche la posizione degli istituti di credito: il fatto che l’investimento fosse proposto da parte del personale bancario, presente agli incontri tra i professionisti e i clienti, forniva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale. Molti consumatori, fidandosi della propria banca, hanno infatti acquistato i diamanti senza effettuare ulteriori accertamenti.

In questo contesto, appare evidente che per i consumatori che si sentono ingannati vi sia più di una speranza di recuperare i propri soldi.

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