Relazione del Garante per la protezione dei dati personali per l’anno 2012

683

Sintesi della relazione dell’11 giugno 2013 

 L’11 giugno 2013 il Garante per la tutela dei dati personali ha illustrato la relazione sull’attività svolta nel 20121, che fornisce come sempre una visione d’insieme delle novità legislative, delle prassi applicative e delle problematiche relative alla tutela della privacy nei diversi settori (sanità, credito, intercettazioni, scuola, lavoro, fisco etc). Il Garante sottolinea in particolare l’esigenza di un costante adeguamento della normativa alla rapida evoluzione della realtà, sempre tenendo conto delle indicazioni provenienti a livello comunitario, ricercando nuove forme di tutela dei diritti nel confronto (ad esempio attraverso l’impulso ai nuovi codici deontologici delle diverse categorie).

Il rispetto del diritto ala privacy dei cittadini riguarda innanzitutto lo Stato, per individuare nuovi equilibri fra trasparenza dell’azione amministrativa e privacy dei cittadini, ponendo limiti alla diffusione dei dati sensibili raccolti nell’ambito di importanti banche dati (esempio in campo sanitario, tributario, di pubblica sicurezza o della giustizia) e stabilendo regole e procedure idonee a garantire la sicurezza dei dati raccolti, spesso di dimensioni rilevantissime. Ma il Garante deve intervenire a tutelare il  cittadino-consumatore rispetto ai soggetti privati che raccolgono informazioni per ricostruire profili ed abitudini e condizionarne le scelte economiche, approfittando anche di modifiche legislative tese a limitare le forme di tutela del cittadino, ampliando la libertà d’azione delle imprese: come nel caso del telemarketing, la cui disciplina ha spesso favorito condotte scorrette da parte delle aziende, che il Garante ha cercato di contrastare attraverso una molteplicità di iniziative, a partire dalla repressione del telemarketing selvaggio, ad esempio con le telefonate che non consentono l’identificazione di chi chiama oppure le cd. telefonate mute , che ingenerano nelle persone chiamate ansia, sospetto o fastidio, ribadendo la necessità di tutelare anche le persone giuridiche, gli enti e le associazioni.

Le aziende sono chiamate ad un rigoroso rispetto della normativa vigente, sviluppando una maggiore consapevolezza dell’importanza della cultura della sicurezza, anche per ristabilire un corretto rapporto con il consumatore (vedi ad esempio la nuova disciplina sulle violazioni delle banche dati che comportano perdita o distruzione dei dati). Ma un ruolo essenziale deve essere svolto dagli utenti nell’esigere la tutela dei propri dati e la trasparenza dei trattamenti cui sono sottoposti, sfuggendo ai rischi della “mercificazione” dei diritti, magari in cambio della gratuità dei servizi offerti.

La sfida più grande riguarda la rapidissima evoluzione della Rete che rappresenta indiscutibilmente una enorme opportunità di sviluppo ma, al tempo stesso, fa emergere sempre nuove problematiche di tutela della privacy, a partire  dai casi di furto d’identità digitale e ai rischi legati al cloud computing. Il Garante sottolinea in particolare i problemi connessi ai criteri utilizzati dai grandi operatori per indicizzare i contenuti e, dunque, condizionare i risultati delle ricerche e quelli della disponibilità dei dati riversati tramite i diversi dispositivi (pc, tablet, smart phone etc) che consentono di “tracciare” tutti i nostri spostamenti e abitudini: c’è “il pericolo che le nuove tecnologie, anche quando capaci di semplificare la vita, diventino strumenti perversi, fondati su un uso spregiudicato dei dati personali che alimenta una vera e propria “economia”, basata sullo sfruttamento commerciale delle informazioni”. In questo contesto si inserisce anche l’iniziativa assunta, d’intesa con le altre Autorità europee, nei confronti di Google.



1 Per una sintesi della rapporto finale redatto a conclusione del mandato del precedente Garante leggi qui .