La pubblicità ingannevole di alcuni apparecchi per “depurare” l’acqua

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Sanzionata la società Global

 

Il 17 novembre scorso l’Autorità garante della concorrenza ha esaminato l’ampia campagna pubblicitaria promossa tra il 2009 ed il 2010 dal gruppo Global (società attiva nel commercio di prodotti per la casa) attraverso vari mezzi di comunicazione (principali emittenti televisive, internet, riviste a diffusione nazionale) riguardanti apparecchi per il trattamento domestico dell’acqua di rubinetto (linea Sorgy) 1.

I messaggi pubblicitari su questi “depuratori d’acqua ad osmosi inversa” erano incentrati sulla possibilità di rendere l’“acqua pura, buona, praticamente perfetta, grazie all’osmosi inversa”. Grazie ad una apposita membrana, tutte le “molecole più grandi come batteri, virus, pesticidi, solventi, solfati, nitrati, ma anche cloro e calcare vengono trattenute. Il risultato finale è un’acqua pura e povera di sodio … un’acqua pura e leggera che ci aiuta a digerire e a eliminare le scorie”.

 

L’Antitrust ha contestato:

–    l’enfasi posta sull’utilità del trattamento, presentato come essenziale per evitare rischi per la salute: a tale riguardo l’Agcm sottolinea che la qualità dell’acqua del rubinetto è soggetta al controllo costante delle asl, le quali devono verificare il rispetto delle caratteristiche di potabilità previste dalla normativa vigente e adottare i relativi provvedimenti cautelari in presenza di microorganismi, parassiti o altre sostanze nocive;

–    l’utilizzo nella pubblicità del termine “depura”, che è vietato dalla legge, proprio perché tali apparecchi non rendono l’acqua “pura” ma hanno una funzione diversa, che è quella casomai di “addolcire” l’acqua; gli apparecchi in questione prevedono tra l’altro un ulteriore passaggio attraverso un filtro proprio per consentire l’inserimento di sostanze minerali in misura diversa dell’acqua originaria. In ogni caso, le analisi svolte dimostrano che il trattamento effettuato dai prodotti in esame determina una eccessiva “durezza” dell’acqua, al di sotto dei limiti minimi consigliati dalla normativa vigente;

–    i messaggi pubblicitari non sottolineano in modo adeguato la necessità di una attenta manutenzione e sostituzione dei filtri, indispensabile per evitare conseguenze pericolose per la salute;

–     l’utilizzo di un “numero verde” che comporta invece oneri a carico di chi chiama 2.

 

In conclusione, l’Agcm ha stabilito una sanzione di 80.000 euro, ridotta a 65.000 per la precaria situazione economica della società

 

6 dicembre 2010



1 Vedi il procedimento PS3517, provvedimento n. 21809, pubblicato sul Bollettino dell’Agcm n. 45 del 2010.
2 Per l’utilizzo improprio della dizione “numero verde” la società aveva già subito una sanzione di 15.000 euro. Cfr. al riguardo la scheda realizzata da Assoutenti sui falsi “numeri verdi” (clicca qui ).