Recensioni false su Tripadvisor: in Italia la prima condanna penale

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Vendeva veri e propri pacchetti di recensioni false su Tripadvisor alle aziende per “promuovere” le loro attività: è stato condannato dal Tribunale di Lecce a 9 mesi di carcere e a una multa di 8.000 euro. Protagonista della vicenda il titolare di una agenzia salentina che negli ultimi anni aveva pubblicato sul famoso portale di recensioni migliaia di “review” false, utilizzando decine di diversi account, anch’essi falsi.

La sentenza ha un che di storico: è la prima volta che un tribunale arriva ad una condanna di questo genere, ribadendo che per la legge italiana scrivere recensioni fasulle utilizzando identità fasulle è un crimine.

Da parte sua, Tripadvisor, ha preso provvedimenti contro le strutture che avevano acquistato i servizi di falsa recensione: le ha penalizzate declassandole nella classifica di popolarità e, nei casi in cui il comportamento non sia poi cambiato, le ha segnalate con un bollino rosso per avvisare gli utenti.

La vicenda è tale da suggerire diverse le “lezioni” a noi consumatori/utenti… e non solo.

Su internet circolano molte informazioni false

È una delle sfide del nostro tempo, forse LA sfida: imparare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è, saper distinguere fonti attendibili da fonti che non lo sono. Il discorso sarebbe lungo è complicato, ci torneremo sicuramente con un articolo dedicato, ma possiamo intanto fissare una verità: esistono persone che si arricchiscono diffondendo informazioni false e spacciandole per vere. Addirittura con un listino prezzi. Accade per scopi commerciali ma anche politici e i social ne sono zeppi: tutti noi dobbiamo dunque sviluppare un sano sentimento di diffidenza, confrontare ogni volta i giudizi o le notizie che leggiamo con le informazioni presenti su altri portali e altri siti, domandarci chi sta scrivendo e perché, verificare se chi ci sta fornendo l’informazione è dotato di sistemi di controllo e segnalazione delle frodi.

Che cos’è l’ottimizzazione fraudolenta

Esistono strutture che pagano qualcuno per la pubblicazione di recensioni fasulle: lo fanno per “ottimizzare”, cioè migliorare, la loro visibilità sui portali dedicati alle strutture di accoglienza, turismo, ristorazione. Si tratta di un’attività eticamente scorretta e spesso illegale, oltre che rischiosa per le stesse imprese che vi si affidano: diverse strutture hanno denunciato infatti di aver subito ricatti, estorsioni e frodi finanziarie nel momento in cui hanno tentato di interrompere la collaborazione con le società “ottimizzatrici”. Meglio dunque tenersi alla larga da tali servizi e affidarsi a interlocutori seri per qualsiasi operazione di marketing e pubblicità.

Il principio di responsabilità

Come ha avuto modo di dichiarare anche Federalberghi commentando questa vicenda, buona parte della soluzione al problema delle recensioni false può venire solo dalla riaffermazione del principio di responsabilità: andrebbero limitati al massimo i giudizi anonimi o attraverso nickname, per far prevalere recensioni di clienti veri, identificabili da nome e cognome. È una richiesta da ribadire con forza a chi gestisce i portali come Tripadvisor.

Gli strumenti per controllare e segnalare

La notizia della prima condanna per recensioni false è stata per Tripadvisor occasione di ricordare agli utenti la propria politica di gestione delle recensioni: nella sezione about paid reviews è possibile scoprire tutti gli strumenti a disposizione di chi visita e utilizza il portale per segnalare il fenomeno, primo fra tutti l’indirizzo paidreviews@tripadvisor.com a cui inviare informazioni su casi di aziende che offrono recensioni in cambio di denaro.